Franco Matassa ci racconta il “suo” Rosolino

Franco Matassa ci racconta il “suo” Rosolino

<<Lasciata Sarnico definitivamente nel 2010, sono sempre tornato ogni anno a rivedere il CVS e con lui Rosolino.

Trent’anni  non sono pochi, e la sede del Circolo mi è familiare più che la mia stessa casa. Ogni angolo suscita il preciso ricordo di quando quell’angolo è stato creato o modificato, spesso tornano alla mente  le lotte per sistemarlo o migliorarlo, ed in quelle lotte sempre  si inserisce la figura di Rosolino.

Abbiamo lavorato di conserva; Rosolino si occupava delle esigenze pratiche, il piazzale, la gru, le barche, le riparazioni,mentre io, più spesso in ufficio, pensavo alle norme, ai regolamenti, all’organizzazione generale e particolare. Siamo partiti da zero ed insieme ci siamo inventati tutto quello che era necessario per un circolo che, costituito agli inizi da un solo piccolo scivolo tra la terra e l’erba, poco alla volta ha acquisito il più grande scivolo del lago, la gru elettrica, due pontili, una cucina perfettamente arredata, una scuola vela, e la capacità di organizzare eventi velici di livello nazionale.

I Soci venivano tutti in segreteria per concretizzare, ma in realtà era solo l’atto finale: erano sempre passati prima da Rosolino che li aveva convinti a rinnovare l’iscrizione, o a portare la barca, o ad iscriversi alla regata. Rosolino era il Circolo o, se vogliamo, le due realtà erano inscindibili, del resto Rosolino trovava il modo, in ogni evento, di rientrare tra le persone indispensabili a quell’evento, e sempre con una naturalezza straordinaria ed una competenza che sembrava non avesse fatto altro per l’intera vita.

Sono ritornato anche  quest’anno a rivedere il Circolo; questa volta il Circolo era diverso, infatti Rosolino non è apparso più  improvvisamente, dietro un angolo sul motorino o sulla bicicletta anzi, quasi a rafforzare questa nuova e strana realtà, anche il Circolo si è modificato acquisendo nuove strutture. Rimangono però nascoste le nuove strutture, bisogna cercarle per scoprire la loro esistenza. Vivono nascoste: o perché vergognose di non essere state oggetto, come qualunque altra realtà del Circolo, dei salaci commenti di Rosolino, o perchè timorose di aver modificato quei profili che da sempre hanno vissuto in simbiosi con lui.

Tutto il resto invece è ancora Rosolino: ogni angolo, ogni mattone, ogni pianta, e specialmente ogni barca, anche quelle entrate al Circolo di recente; queste sembra che si fondano rapidamente con le veterane a formare un simulacro inscindibile dalla presenza di Rosolino. E guardando queste barche alla fine ho capito: Rosolino non appare improvvisamente dietro un angolo o sul motorino o sulla bicicletta, perché in realtà al Circolo Rosolino è rimasto sempre ovunque, e chi ha vissuto, lottato, realizzato  insieme a lui per tanti anni non può non continuare a vederlo là, dove immancabilmente è stato visto costantemente.

Ritornerò ancora a rivedere il Circolo, sin quando mi sarà possibile, e senza tristezze, perché insieme al Circolo ormai ho la certezza che tornerò a rivedere anche l’amico Rosolino.>>

Franco Matassa 17/06/2019